Follia e sogni infranti nel Grande Gatsby

Il Grande GatsbyCi metti le mani dentro e trovi solitudine, smarrimento, incomunicabilità e morte. E anche sacchi di denaro appartenente a gente abituata a vivere sopra le righe, fra ville sontuose, automobili mozzafiato e idrovolanti

E quella prosa didascalica, colloquiale e pacata, come se si stesse redigendo un normale resoconto di fatti con persone che si danno appuntamento ai bordi di piscine mentre la musica jazz suona, inducendo smarrimento e facendoti arrivare alla fine di quei nove capitoletti con un senso di amara impotenza, sotto le insegne dell’ineluttabile. Il Grande Gatsby si dipana fra feste, inviti, amori impossibili e arrivismo sfrenato, l’epilogo sarà una tragedia multipla con effetto domino e una solitudine senza rimedio.
E quella luce verde, poi, simbolo struggente e negato, alla fine del libro. Storia di ordinaria follia? No, non è follia, è qualcos’altro. Si può dire ancora qualcosa sul Grande Gatsby? Vediamo. Dentro il Grande Gatsby c’è tutto quello da cui Kerouac e Hemingway tentavano di fuggire. Il sogno infranto, la coscienza del dopo, il malessere delle nuove generazioni, lo smarrimento e il vuoto di valori. Ma cos’è che sognava ancora l’americano degli anni Venti? E soprattutto: aveva ancora qualcosa che assomigliasse a un sogno? Secondo me non ce l’aveva più.
L’americano aveva smesso di sognare molto prima, quando, finito di colonizzare quella terra vergine con le sue smanie di possesso e di sfruttamento, ne prendeva le misure, considerandone la vastità e quindi la finitezza. LA GRANDE FORESTA di Faulkner insegna. E ne erano passati di anni. Aveva smesso di sognare quando, steso l’ultimo tratto di ferrovia coast to coast si era guardato intorno considerando che non c’erano più territori vergini da ammansire, riempiendoli con sbornie, progetti, evangelizzazione e intenzioni di progresso.
Interrotti i sogni, aveva smesso vagabondaggi e conquiste di praterie (perché non c’erano più nuove praterie) sostituendo carabina e cavallo col sigaro, gilet e cappello a cilindro, ancora La Grande Foresta. Nuove città sfavillanti avevano soppiantato la provvisorietà di saloon e baracche di legno. Stavano nascendo gli Stati Uniti moderni. E con essi le classi del nuovo potere.

I thought of Gatsby’s wonder when he first picked out the green light at the end of Daisys dock. his dream must have seemed so close that he could hardly fail to grasp it. He did not know that it was already behind him, somewhere back in that vast obscurity beyond the city, where the dark fields of the republic rolled on under the night.Gatsby believed in the green light, the orgiastic future that year by year recedes before us. It eluded us then, but thats no matter to-morrow we will run faster, stretch out our arms further.  Sogni, appunto, ma vissuti in dolorosa solitudine, senza più né praterie né fertili pascoli. 

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