Sapete chi è? È l’Emilio

emilioEra già così quarant’anni fa. Non sapete chi è a meno che non abbiate vissuto in borgo Vanchiglia, a Torino, subito dopo la Guerra 

La sua Indian a tre marce, col cambio a leva, la teneva in un buco di un cortile in corso San Maurizio con l’acciottolato dove spuntava l’erba. La sua Indian color bordò opaco e lui. Inseparabili. Emanazioni di un Tempo che non è più. Sentivo scatarrare la sua marmitta all’inizio della via. Arriva Emilio! Pensavamo in casa. Aveva anche il side car entro cui chiudeva talvolta la moglie. E da vedovo se ne andava in giro col side car vuoto. Gli ho detto un giorno: posso farle una foto? È venuto giù con i pantaloni stirati e le scarpe lucide.  Mi ha raccontato che una volta si è messo della benzina sul collo per farsi passare il bruciore di una puntura di vespa. Teneva insieme la sua Indian col filo di ferro. Le mani bruciate da benzina e olio motore. Emilio è un reperto, testimone della vita di borgo Vanchiglia, subito dopo la Guerra. Venuto dal nulla, per la mia memoria, e sparito nel nulla. Di tipi così oggi non ce n’è in circolazione. E di cortili che odoravano di sapone da bucato e brodo neanche. Nemmeno Salvatore, c’è, dalle scarpe lucide come un transatlantico e Ginetta che mi soffocava di abbracci con le tette grosse come bisacce gonfie e nemmeno Francesca, grossa come un armadio, portinaia per vocazione, figlia di Carlo il ciabattino cosmico, gran bestemmiatore di Madonne, che mi aveva onorato per avermi tenuto a battesimo. Più nessuno c’è.

Il Profeta del Passato indaga.

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