Soffrite il mal di mare e siete colti dalla nausea?

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Vi piacerebbe cavalcare in Patagonia? Avete un debole per le dormite all’aperto? O ve ne state col naso all’in su a rimirare le stelle? Collezionate scorpioni, locuste, mosche e pangolini da esibire in soggiorno? Se la risposta è affermativa questo è il viaggio che fa per voi.  È un po’ lungo visto che dura cinque anni, ma ne vale la pena; mica  dovete sovvertire la teoria dell’evoluzione delle specie.
Qualcuno lo ha fatto prima di voi, qualcuno che scrive:

…Dopo essere stato respinto per due volte da un forte vento di sud ovest, il Beagle, un brigantino armato di dieci cannoni e comandato dal capitano Fitz Roy della Royal Navy, è finalmente salpato da Devonport il 27 dicembre 1831…

È un prete mancato di ventidue anni il ragazzo che si imbarca sul brigantino Beagle e per cinque anni vaga intorno al mondo. Soffre di capogiri e di nausea causati dal mal di mare; cinque interminabili anni durante i quali Philos, il filosofo della nave nonché acchiappamosche, come veniva scherzosamente chiamato dai marinai del Beagle, riempì il ponte di coperta della nave di insetti, rospi, uccelli e conchiglie fossili.
Il capitano Fitz Roy e gli altri ufficiali a bordo lo ricorderanno come un giovane scherzoso e affabile che a sua volta sarà riconoscente per la cortesia e pazienza dell’equipaggio. Il suo nome? Charles Darwin, il naturalista che rivoluzionerà la teoria sull’origine delle specie e dell’uomo.

Phylos, l’acchiappamosche verrà letteralmente stregato dalle Galapagos. Le 14 isole che Herman Melville descriverà come incantate e che per Darwin saranno il mistero dei misteri. Come scrive Pino Cacucci nella sua densa introduzione nel libro: Darwin, l’origine delle specie. L’origine dell’uomo e altri scritti sull’evoluzione, pubblicato da Newton Compton editore.

Il messaggio di Charles Darwin, al di là degli esiti rivoluzionari dei suoi studi, risulta di sconcertante attualità.

È il viaggiatore che spesso prende il sopravvento sullo scienziato, animato da insaziabile sete di conoscere. Giovane di eccezionale talento, curioso e innamorato della complessità della natura che sta indagando. Un turista che dorme, quando occorre, all’aperto, ammirando il cielo stellato, camminando per ore sui sentieri impervi della Cordigliera andina, attraversando orridi crepacci, e al galoppo per i deserti della Patagonia. È alla tavola dei gaucho e in mezzo a indigeni piuttosto selvaggi su isole maledette dalla natura, tanta è la loro desolazione. Tralasciamo qui la portata rivoluzionaria della sua ricerca, accennando solo alla sua negazione totale di qualsiasi entità divina o semplicemente trascendente a presiedere origini, sviluppo e causalità degli esseri viventi. Ex credente nella verità rivelata e nella Sacra Scrittura, mancò poco che si facesse prete. Colgo qui l’occasione per dire che non sono affatto d’accordo con Darwin, quando esclude qualsiasi intervento non umano nella sua indubitabilmente grandiosa teoria. Non è mica cosa da poco negare in ogni modo l’ultraterreno,  vi pare?

Perché risulta così importante la sua testimonianza?

Perché, a prescindere dagli esiti della sua rivoluzionaria tesi, lui vede per l’ultima volta il mondo antico, quello che ha ospitato e nutrito sino a quell’istante bestie e umani per migliaia di anni. Darwin vedrà paesaggi già più volte visitati da altri ma non ancora contaminati, e sarà per l’ultima volta. Nuovi mondi sono in procinto di formarsi, non ancora in grado di esportare i loro modelli di sviluppo e la capacità di stravolgere l’ambiente per sempre; fatta eccezione per la cultura spagnola che aveva pensato bene di sradicare alle fondamenta le antiche civiltà del Sudamerica. Devastazioni di uomini e delle loro civiltà, com’era avvenuto in passato per imperi e culture. Di devastazione dobbiamo parlare, di quelle che Darwin ancora non vede. Gli occhi del ventiduenne scrutano, infatti, paesaggi e nature primeve, foreste impenetrabili, coste e isole non ancora avvelenate da prodotti e sistemi provenienti dalla rivoluzione industriale. Quella data fa da spartiacque, il mondo ancora vergine che ha conosciuto solo la contaminazione dei popoli, ma la terra, che parla ancora il suo linguaggio ancestrale, mostra generosamente al giovane esploratore acchiappamosche, le sue meraviglie, le immense pietraie, i picchi della cordigliera, le metafisiche vastità della Patagonia, e poi rocce vulcaniche, colline di basalto e granito, sabbie di conchiglie e quindi atolli corallini vivi e in espansione.

La terra visitata da Darwin è un libro aperto sulla grande casa, intatta ancora per poco tempo. Un libro che diventerà introvabile per le future generazioni.

Fra le innumerevoli meraviglie annotate durante il viaggio dallo scienziato-reporter c’è un alberello dall’ambigua e stupefacente natura. Cresce in mezzo al mare e si chiama Virgularia. L’albero, infatti, è per metà anche un grosso verme piantato nel terreno, scoperto dal capitano Lancaster, nel suo viaggio del 1601. (pag 94)

Così continua a scrivere Charles Darwin nella prima pagina del suo libro:

… La spedizione aveva lo scopo di completare il rilevamento, iniziato dal capitano King negli anni dal 1826 al 1830, della Patagonia e della Terra del Fuoco e di effettuare quello delle coste del Cile, del Perù e di alcune isole del Pacifico; infine, di eseguire una serie di rilevazioni cronometriche intorno al mondo.

Siamo giunti il 6 gennaio a Tenerife, ma non ci è stato permesso di sbarcare, perché si temeva che portassimo il colera. Il mattino dopo abbiamo visto spuntare il sole dietro lo scosceso profilo dell’isola Gran Canaria, ed illuminare repentinamente il Picco di Tenerife, mentre le zone più basse erano velate da leggere nubi. Questo è stato il primo di una lunga serie di incantevoli giorni, che non potrò mai dimenticare. Il 16 gennaio 1832 abbiamo gettato l’ancora a Porto Praia, presso Santiago, la principale isola dell’arcipelago di Capo Verde….

Scrive ancora Pino Cacucci alla fine della sua introduzione:

Nelle ultime righe Darwin consiglia di non starsene chiusi nel proprio microcosmo e non temere di affrontare l’ignoto, perché viaggiare insegnerà la diffidenza, ma anche al tempo stesso quante persone veramente di cuore ci sono, con le quali non si avranno più contatti, e che tuttavia sono pronte d offrire il più disinteressato aiuto.

In queste poche frasi c’è l’essenza del fascino che infonde il viaggio negli esseri umani, quelli aperti all’esperienza e pervasi dall’insopprimibile, salutare curiosità di sapere cosa vi sia al di là dell’orizzonte. 

 

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