Sapete perché gl’inglesi non sono esperti ballerini?

viaggio a londraPerché non si esercitano; le case sono tanto piccole e deboli che se uno spiccasse una capriola al terzo piano, arrischierebbe di sprofondare come una bomba sino in cucina….

È ciò che leggiamo a pagina 15 di questo bel libro pubblicato da EDIZIONI IL POLIFILO

Alzi la mano chi non si è mai recato a Londra o chi non ne ha mai sentito parlare. E chi non è stato colpito dalla convulsa mescolanza di razze, stili, attività, stravaganze e costumi provenienti da tutto il mondo. Ci sono più italiani che inglesi, lo sapete anche voi, vi ho visto mentre andavate su e giù per Piccadilly e Covent.
Ci siamo stati diverse volte; anche dieci giorni fa eravamo da quelle parti, nei pressi di Edward Road, per l’esattezza, po’ perché  a Londra ci studia il figlio, e anche perché la moglie vuole andarci a vivere. Su e giù per i ponti a vedere quella schifezza di acqua del Tamigi. E a considerare la gran statua di Boudicca, eroina, guarda un po’, inglese. Ma Londra è Londra, si sa, migliorata da pazzi in questi ultimi vent’anni.

Se Londra è madre di New York, come la storia insegna, nel 1834 doveva apparire alquanto diversa e forse un poco scoraggiante al visitatore di allora. La città che oggi conosciamo oggi è nata dalla tolleranza, dalla fede indiscussa verso la rivoluzione industriale, le fabbriche, gli opifici, emblemi del progresso materiale e sociale. Da Londra è partita una colonizzazione culturale globale che non ha precedenti. Il genio caratteristico di Londra? Essa è la vera Babele dei tempi moderni, come recitano le prime pagine del libro. In quella città anticipatrice di mode, tendenze l’anonimo autore propone una guida acuta e ironica che parla di virtù e vizi del popolo che ha giurato di non essere mai mai mai schiavo, utile strumento e godibilissima lettura per il distratto turista di oggi (dalla quarta di copertina del libro). L’autore del VIAGGIO, come scrive Giulio Giorello, è colpito dallo stupendo corredo di macchine che in questa o quella circostanza finisce col ridurre o sostituire l’umana fatica. Quattro anni dopo la pubblicazione di questo libretto, nel 1838, in un discorso ai Comuni, Benjamin Disraeli aveva definito l’Inghilterra officina del mondo. Dalla presentazione di Giulio Giorello:

È nelle taverne, tra il fumo della pipa e la schiuma della birra, che si forma l’opinione pubblica britannica. L’anonimo autore di questo piacevole e intrigante VIAGGIO A LONDRA – EDIZIONI IL POLIFILO, non esita ad affermare che la taverna è il foro degl’Inglesi, con la differenza che qui non vi sono risse né contese e poco oltre:

Vie, piazze e monumenti di Londra svelano le cicatrici della storia- dalle ribellioni del tardo medioevo alla guerra delle Due Rose, dallo scisma di Enrico VIII alla decapitazione di Carlo I, dal Protettorato Cromwell alla Gloriosa Rivoluzione di Guglielmo d’Orange per non dire della morte in battaglia di Nelson e della sapienza militare di Wellington.

A sua volta, l’autore del Viaggio annotava: Non è una bizzarria della sorte che dove avvi meno luce sia nato il gran Newton che doveva analizzarla? La città infernale, versione moderna della Dite cantata da Dante, è nel 1834 – anno della pubblicazione del VIAGGIO – anche la città che meglio sa coniugare tecnica, scienza e industria: l’inglese ha fatto la grande scoperta che le utili scoperte aumentano gli agi, ed arricchiscono le nazioni.

A pagina 5

…il forastiere che giunge in Inghilterra, seduto sul cielo d’una carrozza a quattro cavalli che lo trasporta ad otto miglia per ora a Londra deve credersi rapito dal carro di Plutone per discendere nel regno delle tenebre; soprattutto s’egli arriva dalla Spagna o dall’Italia, regioni predilette dal sole. In mezzo alla meraviglia non può a meno, a prima vista, di non essere colpito da un’impressione malinconica. L’ambasciatore Caracciolo, in tempo di Giorgio III, non aveva torto di dire che la luna di Napoli scalda più che il sole di Londra …

A pagina 9

…se gli Inglesi non hanno un bel clima, essi credono di averlo, il che vale lo stesso. Io lodava ad una giovane inglese il cielo altissimo, purissimo, di madreperla di Madrid, di Napoli, di Atene, di Smirne. Essa mi rispose mi annoierebbe quel sol perpetuo: è più bella la varietà e la fantasmagoria delle nostre nubi…

A pag 11

La profondità degli scrittori inglesi è un prodotto del clima, come lo sono il ferro, lo stagno, il carbon fossile dell’isola. Lo stesso amor della famiglia ne è pure un prodotto. Il sole dissipa e sparpaglia le famiglie, le chiama continuamente fuori di casa…

A pagina 15

Perché gl’inglesi non sono esperti ballerini? Perché non si esercitano; le case sono tanto piccole e deboli che se uno spiccasse una capriola al terzo piano, arrischierebbe di sprofondare come una bomba sino in cucina che è posta sotto terra…Ben sovente fra le condizioni d’affitto delle case di Londra v’è quella di non ballare… 

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