La ricotta con Orson Welles, di Pasolini, mi ha fatto venire i fumi

Non so come la pensiate voi e vi invito a frugare sul web a cercare qualche video dedicato all’argomento. Tutto ciò che aveva profetizzato e denunciato Pasolini lo potete verificare oggi. Guardatevi attorno, cos’è diventata la tv, la maleducazione, l’inciviltà di oggi, la mancanza di solidarietà. In quale sfacelo culturale e civile ci muoviamo?  Non siete d’accordo che chi grida più forte ha ragione? Vi sembra normale? A parte la crisi economica. L’intelligenza di Pasolini ha creato un piccolo gioiello di analisi e critica sociale che a distanza di anni mi fa incollerire. Perché oggi è davvero molto peggio di quanto lui denunciò la situazione  

pasoliniPingue, sornione, ironico e un po’ spaesato, il primo. Scavato, polemico, irriverente e scandaloso il secondo.  Orson Welles, Pier Paolo Pasolini e un terzo incomodo, sorta di seminarista, cameriere giornalista. Il mitico Welles spaparanzato su una seggiola da regista si farà intervistare da lui nella pausa di lavorazione di un film e poi leggerà un brano di Pasolini da Mamma Roma. Era stato ingaggiato da Pasolini stesso per girare il medio metraggio. I due grandi artisti anticipano di qualche decennio lo sfacelo, già allora in fase avanzata del desolante panorama socio culturale italiano. Avevano visto bene i due, profetizzando il degrado progressivo, veloce e inarrestabile della nostra società. Pasolini era l’eretico, il grillo parlante, l’interprete del sottoproletariato mal visto dai suoi stessi compagni. Pasolini che condanna fascisti, critica comunisti e studenti che giocavano a fare la rivoluzione sulle barricate. Pasolini che attacca la stupidità e l’ignoranza e che rimane inascoltato, che diventa voce e coscienza scomode di un cieco malessere socio culturale.

Pasolini che vede nella televisione uno strumento di devastante sopraffazione psichica e di omologazione culturale. La vera arma del nuovo potere è subdola e plasmerà intere generazioni, dispensando illusioni, banalità e narcosi. Riuscirà la nuova politica dove il fascismo aveva fallito? Certo che ci riuscirà. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e si chiamano in primis perdita della propria identità e delle proprie origini, massificazione, rescissione di ogni legame col proprio passato. Una mutazione genetica rapida e incosciente che conduce rapidamente al nulla….governabile. Ogni eredità culturale sarà spezzata e alla fine bandita e ci si occuperà di immigrazione spacciandola per l’unico vero problema di inizio millennio.

E Orson Welles che c’entra? Il mitico Othello, regista di se stesso in quella memorabile interpretazione, insulta la borghesia italiana che definisce ignorante, si scaglia contro i media e contro i loro padroni (ricordate Citizen Kane?) Legge un brano di Mamma Roma e ti fa venire la pelle d’oca, considerata la diabolica attualità di quel testo. (Anche se Il divo statunitense, quando gli venne proposta la parte, ammise di ignorare chi fosse Pasolini e venne convinto solamente dal cachè vertiginoso previsto.)orson

http://www.cinebazar.it/riv1a000698.htm

Fra i due nacque un curioso rapporto, che le fotografie documentano.

http://www.cinetecadibologna.it/sitopasolini/cinema_ricotta.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/La_ricotta

Pasolini farà dire a Orson Welles:

“Il mio intimo, profondo, arcaico cattolicesimo.”

“Che cosa ne pensa della società italiana?”

 “Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa.”

“Che cosa ne pensa della morte?”

“Come marxista è un fatto che non prendo in considerazione”

Ci chiediamo che cosa avesse realmente compreso Orson Welles di quelle battute.

Il regista Orson Welles, dopo aver letto una poesia di Pasolini (“Io sono una forza del passato…), tenendo tra le mani il libro Mamma Roma, dice infine al giornalista (mentre quest’ultimo idiotamente ride):

“Lei non ha capito niente perché lei è un uomo medio: un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista. Lei non esiste… Il capitale non considera esistente la manodopera se non quando serve la produzione… e il produttore del mio film è anche il padrone del suo giornale… Addio.”

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