Catilina fra noi, dopo più di duemila anni

Non è che Catilina ci ricorda qualcosa che ha a che fare con i giorni d’oggi? Non la grandezza della Roma antica, per carità, morta e sepolta da tempo immemore, ma certi malesseri sociali, certi conflitti latenti (mica tanto) mai risolti che verifichiamo tuttora, nella nostra società. Uccisioni e massacri di allora per fortuna non si ripetono più. Ma le ingiustizie sociali quelle sì, eccome se ci sono. 

catilinaUna manciata di pagine per il capolavoro di Sallustio che lascia senza fiato. È un preciso avvenimento della Roma antica in cui giganteggiano alcuni illustri protagonisti, nella capitale perennemente preda di fermenti sociali

Cicerone, Catilina, Catone e Cesare si muovono sull’instabile palcoscenico in un clima drammatico e politicamente precario. È il 63 avanti Cristo e a confrontarsi in quel periodo arroventato, sono plebei contro potenti, oppressi e diseredati contro signori corrotti e arroganti, l’idea della rivolta risolutrice contro lo stato di diritto, anche se non più integerrimo e ancora: l’abuso e la corruttela contro il rigore di una moralità ormai perduta. Dopo più di duemila anni siamo forse al punto di partenza? Poco, infatti, sembra essere cambiato per le classi sociali in conflitto, allora come ora. E nutriamo il perfido dubbio che se né la rivoluzione francese, né quella marxista leninista sono riuscite a instaurare una solida, duratura dialettica equità fra le parti sociali, il motivo risiede nell’impossibilità di quell’attuazione; se l’immane rivolgimento di coscienze e aspettative teorizzato e promosso da Marx e Engels si è risolto ancora una volta in una fallace, rovinosa utopia, allora significa che proprio nulla potrà in futuro davvero risolvere tale conflitto. Sono dubbi legittimi? Conflitto evidentemente insito nella specificità stessa dei rapporti fra le classi e funzionale alla loro stessa natura. Ma qui il discorso ci porterebbe fuori dal seminato.

Esaustiva e avvincente come solo poche prefazioni sanno essere, le pagine di Lidia Storoni Mazzolani vanno subito al cuore del problema:

Fu un evento grandioso e terribile. Certamente a Roma se ne parlò per anni e forse i contemporanei e, due decenni più tardi, i lettori del breve saggio di Sallustio si posero gli stessi interrogativi che ci poniamo noi dopo duemila anni: Catilina era veramente quel mostro di ferocia e depravazione che hanno descritto Cicerone e Sallustio? Qualora non fosse stato ripetutamente frustrato nelle sue aspirazioni e fosse riuscito ad attuare legalmente e gradatamente i provvedimenti auspicati, specialmente quelli riguardanti situazioni particolarmente inique, come quella dei debitori e i figli dei proscritti di Silla, non sarebbe forse passato alla storia come un accorto riformatore anziché come un bieco terrorista? Era stato solo a concepire il suo piano rivoluzionario o l’avevano segretamente incoraggiato mandanti autorevoli, Cesare e Crasso, in odio a Pompeo?…

La congiura di Catilina è opera che lascia senza respiro, complice la serie di colpi di scena e la trama incalzante degli avvenimenti che si dipanano, rapidi, sino al finale. Sul campo di battaglia ci sono gli insorti, male equipaggiati e animati da sentimenti di rivalsa e cambiamento sociale, suggestionati dalla figura potente e sinistra di Catilina che moriranno da prodi. Un esercito di ribelli che aveva tentato il tutto e per tutto. Saranno tutti uccisi guardando in viso il nemico, cioè lo Stato che volevano più giusto, solidale con le necessità del popolo. Se quello scontro dopo due millenni affascina e turba è anche perché non è stata ancora fatta piena luce su protagonisti e moventi. Un bel grattacapo per lo stesso Sallustio che, alla fine sembra voler rivalutare la figura di Catilina, se non altro sotto il profilo del valore e del coraggio dimostrati. Stesi morti in quel lontano 63 avanti Cristo furono nullatenenti, sognatori, fuorilegge e propugnatori di uno stato più giusto. Alla radice di quello scontro ci fu un complotto così vasto da turbare l’intero Senato romano. Velleità rivoluzionarie e sogni di rivalsa furono così soffocati nel sangue, nel nome di Roma, di quella città ancora grandissima e potente, ma certamente assai lontana dal mitico rigore morale degli esordi.

Un gran libro che si legge in poche ore. L’edizione scelta è un prodigioso volumetto stampato su carta ecologica per la serie dei tascabili da NEWTON COMPTON

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