Muore a 29 anni ma la sua fama era già consolidata

Reporter di eccezionale talento Stephen Crane impiega il suo sguardo lucido e impietoso nel sondare la realtà della New York di fine secolo. È il caso di MAGGIE, RAGAZZA DI STRADA, suo lavoro d’esordio. Usa la sua prosa come un bisturi descrivendo una realtà senza luce, distorta, in cui valori morali male interpretati promuovono condanne morali senza remissione. In un ambiente in cui si affannano esseri umani degradati senza alcuna possibilità di riscatto

Il suo stile va dritto nel segno, senza nulla concedere, scrutando privo di indugio la realtà più soffocante. Un’umanità degradata balza così alla ribalta, come la madre di Maggie ubriacona e oscena anche nelle sue effettive tribolazioni. Stephen Crane l’abbiamo scoperto con Maggie, ragazza di strada nell’edizione tascabile NEWTON COMPTON. La scrittura di Crane fa piazza pulita della prosa di fine Ottocento, crane maggieimpiegando uno scandaglio che scruta e registra un’umanità a brandelli. Il risultato è per questo breve romanzo una corsa accelerata verso il nulla di una ragazza perduta, ripudiata dalla famiglia, se un fratello violento e una madre alcolizzata si può chiamare famiglia. Aspramente criticata dalla gente del borgo che non riconosce la sua propria degradazione e i valori distorti cui aspira, addita la ragazza come abietta, capro espiatorio dell’intero macrocosmo del borgo. Molti critici lo indicano come capolavoro, un classico della narrazione naturalistica d’oltreoceano, squarcio sulla sordida desolazione di slums, taverne piene di fumo, musica e teatri varietà equivoci.

Ma in questo intenso romanzo abbiamo colto un altro (fra i molti) motivi di interesse.
Non sappiamo se Stephen Crane conoscesse i classici greci. Se inconscio o meno poco importa. L’impiego di uno degli elementi tipici della tragedia greca: il coro. Il coro greco che interviene per commentare, introdurre accompagnare protagonisti e le loro gesta da Eschilo a Vittorio Alfieri qui compare inaspettatamente partecipando in modo diretto all’azione. La comparsa del coro ha qui una cospicua rilevanza. È il coro di donne che svolge molteplici funzioni. Sono le comari del quartiere, vicine di casa che conoscevano bene la ragazza suicida fin dalla sua nascita. Un coro che piange, partecipa, consola. Fatto di donne compatte nell’unanime condanna e nella consolazione di rito della madre ubriacona. Un coro degradato ma interprete di valori ribaltati. Di sentimenti nati dall’ambiente sordido, conformista che giudica Maggie, divenuta ragazza di strada: la cattiva ragazza. Ma Maggie non è cattiva, è solo vittima di quel mondo degradato da cui intendeva fuggire.
Dal capitolo 19 si legge:

Una dozzina di donne entrarono e si unirono ai suoi lamenti. Sotto le loro mani alacri la stanza prese quel terribile aspetto di nettezza e di ordine con cui viene salutata la morte..

La madre dolente se ne stava seduta a capo chino, dondolando pesantemente il corpo avanti e indietro, piangendo forte con una voce così stridula e acuta da sembrare un canto funebre che uscisse da qualche vecchia zampogna fuori uso.

La donna vestita di nero si fece avanti e prese  di nuovo a supplicare la piangente.  Perdonala, Mary! Perdona la tua cattiva, cattiva bambina! .. Se ne è andata dove i suoi peccati verranno giudicati ! esclamarono le altre donne, come un coro a un funerale..Il Signore dà e il Signore toglie disse la donna vestita di nero alzando gli occhi ai raggi del sole. Il Signore dà e il Signore toglie, risposero le altre.

Le donne del coro, più di altri personaggi, sono a rappresentare valori tribali distorti del gruppo.

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