Tibet, il viaggio nel tempo del cappuccino reporter padre Cassiano Beligatti

Anch’io sono andato verso quei luoghi, senza però raggiungere la meta finale Lhasa. E poi non sarei riuscito a vedere le cose viste dal frate. Lui era anche un autentico reporter

TIBETPortavano la parola e l’evangelo del Cristo in capo al mondo, patendo umiliazioni, difficoltà, soprusi. Non hanno avuto troppo successo visto che si sono trovati dinanzi la diffidenza e poi l’aperta ostilità dei religiosi di Lhasa. Ciò che colpisce in quest’autentico viaggio nel tempo è la franchezza, lo sguardo privo di supponenza, la modestia, lo spirito di osservazione del vero viaggiatore giornalista,  la paziente  opera per tentare di diffondere il cattolicesimo, senza tuttavia tentare di imporlo o di prevaricare. Perché il libro VIAGGIO AL TIBET è uno scritto importante per il mio modo di vedere.  Gli occhi del cappuccino padre Cassiano Beligatti sanno cogliere l’essenziale e ci portano alle soglie di un mondo in cui la spiritualità e la divinità ordinano e presiedono il mondo. Noi, improvvisati viaggiatori non possiamo che avvertire che un’eco  di quel mondo.  Ci siamo andati  atterrando sulla coda di un monsone, all’aeroporto di Katmandu. E non abbiamo animo di chiamare la nostra: avventura, se paragonata con quella di padre Beligatti. Trecento anni fa i monaci cappuccini, e oggi noi. Cos’è cambiato nella magica valle di Katmandu? Tutto e niente. L’uomo moderno ha il privilegio di entrare e uscire da quel mondo misterioso, una volta, narra la leggenda, abitato da giganteschi serpenti, in cui tutto parla di pace, armonia, tolleranza. L’atmosfera che immediatamente avvolge il viaggiatore è preludio a percorsi dello spirito che possono segnare l’esistenza o più semplicemente rendersi indimenticabili. In quei luoghi, per ciò che abbiamo visto e avvertito, curiosando fra templi, statue di pietra e divinità di ogni sorta aleggia una spiritualità diffusa, percepibile, autentica e condivisa dalla gente. Il medioevo asiatico lì è ancora di casa. Stiamo parlando di qualche anno fa, e non so se è successo qualcosa nel frattempo. Massimo Cufino scrive al proposito:

Kathmandu – La Valle Senza Tempo

…Girovagando tra villaggi rinchiusi da gigantesche montagne, dove religioniTIBET10 e costumi differenti convivono in una magica atmosfera di pace. In un piccolo cortile di una palazzina, decine di sguardi sono rivolti verso una finestra aperta al primo piano dell’edificio: scrutano attentamente cercando di catturare un qualsiasi movimento proveniente da una stanza che dà sul cortile stesso. Un silenzio quasi irreale avvolge il palazzo: tutti sono in attesa che una figura femminile mostri loro le proprie sembianze.

Si tratta di una donna davvero particolare: infatti, questa attesa è rivolta addirittura verso una dea, la dea Kumari...
Io l’ho vista la dea Kumari, una bambina bistrata che si è affacciata a un balcone; ero a Katmandu, con la mia fidanzata, una manciata di secoli fa, e stavo andando in India, a Varanasi, per vedere un altro imponente luogo sacro…

Torniamo a VIAGGIO AL TIBET e al suo autore.

Di padre Beligatti e della sua vita si hanno scarse notizie. Nacque e morì a Macerata (1708-1785)  e nel 1725 vestì l’abito religioso. Nel 1738 partì per la missione in Tibet e vi rimase due anni, quindi passò in Nepal e nel Bengala. Compose opere atte a istruire i missionari del Tibet e del Mogol. TIBET8Operoso e modesto, così leggiamo, autore delle Memorie istoriche, di un Alphabetum Tibetanum e di due grammatiche, lingua indostana, l’altra dell’idioma sanscrito in caratteri malabarici, diverse altre sue opere si conservano nella Biblioteca Comunale di Macerata…. Autore di fondamentali opere storiche, etnografiche e linguistiche riguardanti usi e costumi e le religioni dei territori che lo videro missionario, opere solo in parte note, altre ancora inedite, delle quali alcune conservate nella Biblioteca comunale Mozzi Borgetti di Macerata.

Dal 2001 gli è stata intitolata la Biblioteca storica Cassiano Beligatti dei frati Cappuccini di Macerata, specializzata nelle sezioni “Francescanesimo” e “Marche”, costituitasi sui resti della biblioteca dell’antico convento Cappuccino maceratese, organizzata proprio dal Beligatti.

Nell’indimenticabile reportage di VIAGGIO AL TIBET edito da IL POLIFILO riportiamo, senza commentarli, alcuni brani di quell’esperienza umana e spirituale unica e probabilmente irripetibile:
A pagina 18…Provvisti dell’occorrente i missionari partirono, e dopo un lungo e difficile viaggio arrivarono a Lhasa nel gennaio del 1741. Fu lor fatta buona accoglienza, specialmente dal re, e, dopo aver appresa la lingua del paese, si dettero a predicare, ma con frutti piuttosto scarsi. Ben presto poi i religiosi tibetani cominciarono a veder di malocchio il favore che i missionari godevano presso il re. Nacque fermento che andò man mano crescendo finché un bel giorno parecchie centinaia, di preti buddhisti, raccoltisi dai vari conventi di Lhasa e dei dintorni, invasero il palazzo reale, e rimproverarono al re il suo contegno. Questi, atterrito, temendo di fare la fine dei suoi tre predecessori, uccisi appunto per odio dei lama, dichiarò ipso facto i padri decaduti dalla sua grazia; impose loro di non predicare nel Tibet se non ai mercanti venuti di fuori…..

A pagina 23…I missionari …si posero in cammino alla spicciolata per raccogliersi poi tutti al porto di Lorient, che doveva essere il luogo d’imbarco….il viaggio attraverso la Francia. Compiuto sempre a piedi, fu assai molesto e malagevole;

TIBET  2i frati patirono spesso la fame, e dovettero perlopiù adattarsi a dormire nelle stalle, perché ben di rado i conventi li ospitavano, ma con mille pretesti li mandavano altrove, ed essi erano sempre scherniti, insultati e fatti segno a mille scherzi grossolani…

A pagina 31…Traversato il fiume Bagmati entrarono in Nepal, e valicata un’alta montagna trovarono il fiume Kakokù, che dovettero passare a guado 9 volte, e viaggiando in mezzo a foreste di pini e d’ippocastani, dopo essre passati per il castello di Kuà (?) giunsero il 6 febbario a Bahagdaon, capitale del regno del medesimo nome, dove da qualche tempo i cappuccini avevano un ospizio. Furono bene accolti dal re e trattati con somma famigliarità, e il Beligatti s’intrattiene a parlare delle prove ricevute della benevolenza regale…..

A pagina 33…La città di Bhagdaon numera 12.000 famiglie. Le genti sono cortesi  e affabli: la religione dominante è quella dei brahmani;…La città di Kathmandu conta 18.000 famiglie, e la città di Patan ne conta 24.000….

I buoni frati approfittandosi delle favorevoli disposizioni del re pensarono bene di far qalche cosa per la conversione di quelle genti, e si dettero a comporre e a tradurre un libro destinato all’uopo. Condotta a termine quest’opera, la regalarono al re, e questi la fece esaminare ai suoi brahmani, i quali dopo aver discusso ben bene finirono col dichiarare che non era il caso di abbandonare la religione dei maggiori.

Allora il re, dice il Beligatti, per non far cader del tutto a vuoto le nostre fatiche, propose un espediente…..

TIBET11A pagina 48…Il satu non è altro che la farina dell’orzo mondo alquanto abbrustolito prima di macinarlo nelle macinette a mano. La carne è molto abbondante nel Tibet avendo quantità di montoni voltati, e macellando ancora lo yak, specie di bove selvatico; ma fuori dei benestanti non ne fanno grand’uso, per mancanza di legna per cuocerla, la qual mancanza sia stata la cagione dell’uso ch’anno gli tibetani di mangiare la carne cruda….

A pagina 73:...Il giorno del Santo Natale, avemmo la consolazione di dire una messa per ciascuno….che ci recò singolare consolazione. Questo stesso giorno il padre prefetto volle regalarci una pozione, che sogliono fare gli religiosi del Tibet nei tempi più freddi, qual pozione chiamano condè; è composta di decozione di tè, di birra, di zucchero, latte, e un poco di butirro insieme lungamente bollito; lo bevemmo più per compiacere il buon vecchio, che per inclinazione, ma sia lui che la più parte di noi, ne trovammo l’utile di scaricare gli nostri stomachi delle flemme ammassatevi nel viaggio. Dopo il mezzogiorno fummo rammaricati per un accidente che accorse. Gli mulattieri lasciarono alla campagna tutte le loro bestie,quali entrarono a pascolare in un prato riserbato, per lo che furono tutte confiscate….

A pagina 76…Due giorni prima che noi arrivassimo al lago, la lamessa era partita per Lhasa. Gli tibetani hanno per questa lamessa la stessa venerazione che hanno per il Gran Lama, credendola informata da uno spirito di Cianciub….Quando esce va sempre sotto baldacchino e è preceduta da due incensieri fermati sopra due muli ne quali gli religiosi brugiano continuamente profumi. Vive celibe facendo voto di castità; cinonostante circa 5 anni prima del nostro arrivo sortì da essa una lamessina, quale per quante diligenze che usarono, pure non poterono impedire che non si rendesse pubblica, lo che raffreddò un poco la venerazione….

NOTA AL TESTO
Il resoconto manoscritto del Viaggio al Tibet del padre Beligatti, conservato presso la Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti di Macerata, fu pubblicato, introdotto e annotato da Alberto Magnaghi sulla rivista Geografica Italiana nel 1901-1902 in ampia silloge. Si ringrazia la Biblioteca Civica Sormani di Milano per aver messo a disposizione il testo a stampa….

EDIZIONI IL POLIFILO

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