Cappotto, berretto, scarpe rotolano dabbasso; dentro c’è mia madre, straziata dai denti della scala mobile

Guardi che se fa ancora così non può più rimanere qui. Alza il bastone, si siede per terra e grida. Le altre si spaventano. Dice la suora contrita. So già tutto, ancora lei, vi eravate dimenticati di mia madre? L’altro giorno mi ha detto: – Io pago la retta, sono una vecchia, di qui nessuno mi manda via, dovevate lasciarmi a Torino. Lo sapete il carattere che ho. Eravate d’accordo a farmi il tranello, anche i parenti …e come sta tua moglie con la sua schiena? Le fa sempre male?-.
Per esorcizzarla ho scritto un racconto, ma lei è più forte di ogni esorcismo. Il racconto si chiama:

polloIL BUCO NEL POLLO   Ovvero: Una strega in famiglia e comincia così:

L’ho ammazzata verso le undici e trenta alla vigilia di un giorno di festa. Questo dirò al processo. Non sono mai stato così pallido. La mia faccia è riflessa dallo specchio posto in cima alla piramide di profumi, mutande, calze e berretti. Il più ricco magazzino della città è nell’ora di punta e noi vaghiamo nel suo ventre sfavillante. C’è da commuoversi davanti a tanto sfarzo. Ma la festa non durerà. Circostanze sinistre stanno maturando. Lei è davanti a me, mia madre. Ha ottantasei anni, è malferma, torva, non sa ancora che due giorni fa le è morto il marito.

“Chissa se questa sera c’è Gerry alla TV?”  chiede, dandomi le spalle. Ha un odioso copricapo a maglia confezionato da lei stessa. È venuta a vivere  a casa nostra. Adesso siamo in quattro, con mia moglie e mio figlio. Abbiamo già litigato e rifatto una pace precaria. È la vigilia di Natale. E siamo in cima alla scala mobile che porta al reparto porcellane –casalinghi.

Improvvisa e oscena. La rossa visione.

Cappotti, sciarpe e nuche, facce, calze e scarpe e bambini si tingono di rosso. Di sangue si coprono. Sarà perché manca l’aria o perché c’è tanta gente. Per un attimo lungo una vita non so cosa stia succedendo.  “ Pensi che c’è  Gerry anche questa sera, o forse farà vacanza?” Non c’è più la mia faccia sul grande specchio.  Il sangue cola e annerisce. Poi scompare. Scherzi della pressione. Illusione o presagio? Lei davanti a me, sulla scala mobile, con la gente che ci guarda. Cos’ha da guardare? Poi le dico “ Vieni giù mamma, aggrappati.” “No, lasciami stare, che mi gira la testa qui in cima”.  Io scendo, lei rimane in cima, io risalgo  per accompagnarla al piano inferiore perché non si può lasciare una vecchia in cima alla scala mobile dei grandi magazzini. La gente guarda.

Cappotto, copricapo, scarpe rotolano dabbasso; dentro c’è mia madre, straziata dai denti della scala mobile.

L’ho ammazzata verso mezzogiorno qualche giorno prima di Natale. Questo dirò al processo. “ Ma lei sapeva che a sua madre girava la testa?”  “…Sì” “E non ha fatto nulla per trattenerla?”

“ …Sì, ero dietro di lei. Ho allungato un braccio ma lei è caduta. Poi è scivolata in basso.”

C’è un fiore purpureo che si allarga nella mia mente.

È quello che luccica attraverso la lana delle calze della vecchia, che sgorga dalla ferita alla gamba, dopo aver battuto sul gradino. Zampilla e inquina la mia testa.
E chi lo dice a mia moglie? Lei non c’è, è via con nostro figlio. Chiamo l’ambulanza?  Signora come si sente? Beva questo, le persone si mobilitano verso la vecchia bianca che regge il suo berretto in grembo, seduta su una seggiola portata da una commessa; muta come un’effige rupestre, patetica e sempre più torva, spaventata dalla vergogna, dalla faccia bianca del figlio che non ha cercato di trattenerla.
È appena morto il marito e lei non lo sa. Il resto è sciacquatura di piatti, nervi che tremano, sangue rappreso, calze strappate. Poco prima eravamo spinti da mani di fuoco verso il vero destino. Poi ci siamo fermati a metà. “Lei ha urlato. Io ho urlato” dico al giudice.

“È sicuro?”  “Sì , ho urlato. Mi hanno sentito”.  Ma non era spavento. Era qualcos’altro….

da:  IL BUCO NEL POLLO   

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