Dal Neorealismo al paesaggio urbano

Mario Ingrosso è uno tosto, lo potete incontrare a Milano, dalle parti di Gorla. Mentre va a fare la spesa. Un fotografo vecchia maniera. Secondo molti è uno dei più sensibili e attenti reporter di un’Italia che non c’è più. È anche uno che dice come la pensa. Senza peli sulla lingua. Ne metterò altre di foto sul blog perché sono fantastiche. A voi piacciono?

ingNon bastano le foto che teniamo nel cassetto delle nostre nonne, vestite di nero fino ai piedi o quelle di un nostro pro zio in canottiera, sulla sua vecchia motocicletta. Non basta frugare nei vecchi album di famiglia per scovare qualcosa veramente originale. Occorrono storie vere, trame, racconti visivi e la precisa intenzione di narrare un mondo che non c’è più e al quale, oggi con meraviglia ed entusiasmo ci rivolgiamo; un mondo racchiuso nel lavoro decennale di un gruppo di grandi reporter ospitati da Il neorealismo ha indicato numerosi e ispirati epigoni nel cinema (chi può dimenticare il film Paisà?) Le immagini impietose di un’Italia che si spoglia dolorosamente e lentamente del suo passato. Nella letteratura coi romanzi di Pratolini, nel cinema con Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis e nella fotografia, con una nutrita schiera di artisti e reporter.

Rigorosamente in bianco e nero, le loro immagini emanano una forza e un pathos che non corrisponde più ai luoghi del presente, intontiti come siamo dalla modernità più aliena e aggressiva.

Quel mondo non c’è più. Loro lo hanno salvato, documentandolo e amandolo. Fissando volti, figure e atmosfere nell’archivio della grande storia.

Le foto di Roiter, Giacomelli, Samugheo, Di Biasi, Ingrosso incantano e fanno il giro del mondo da anni riscuotendo un successo senza precedenti. Esse possiedono una forza che coinvolge. Fra le grandi firme della fotografia nostrana ho scelto Mario Ingrosso, reporter e narratore di primo piano. E anche artista sensibile nel cogliere senza forzature interpretative volti, sguardi, paesaggi, paesi dalla rigorosa geometria. Momenti di gioco e svago, momenti della comunità o del singolo.

Sono immagini essenziali, che rifuggono dalla spettacolarità, che rifiutano l’effetto e, per questo, ancora più efficaci. Le immagini del ing  22matrimonio continuano a riaffacciarsi alla nostra mente. Valgono quanto un racconto o un romanzo breve di grande qualità. Sembra che gli sposi vadano alla battaglia, sullo sfondo giganteggia la sagoma di una chiesa scura, il piglio della sposa che guada un ruscello, trattenendo lo strascico del vestito e dietro la scia degli invitati. Le immagini tessono un racconto ambientato in un mondo perduto.

Tutto ci affascina nella grande fotografia di Mario Ingrosso, che vede e sente il racconto ancora prima di scattare la foto. Che dire dei grassi porcelli che passeggiano in una via del paese e della gallina che, sul marciapiede, sembra accompagnare rispettosamente i due vecchi o dell’equilibrista panettiere o del cantastorie che declama oppure degli sguardi che ti ricordano altri mondi, diverse atmosfere?

ing  19Eravamo noi quelli: zingari, amanti, contadini e ballerini, eravamo noi gli emigranti di un’Italia inconsapevole e mai riconciliata, a mangiare pane e salame alla stazione centrale di Milano, attorniati da bagagli e scatole di cartone. L’invasione delle auto non era ancora avvenuta per cui ci sono sequenze di immagini con strade deserte, popolate da galline, asini, cantastorie, bambini e preti. L’arte di Mario Ingrosso usa il reportage e diventa storia vissuta; Il suo quotidiano è popolato di figure, di simboli come la bici sgangherata appesa al muro, i villani dallo sguardo strafottente, le donne che allattano, la scritta incombente W CRISTO RE a ridosso di un gregge, e poi la serie incantevole dei ballerini e delle architetture antiche del nostro sud coi muri calcinati.

Il suo occhio fruga nel passato ma sembra che siano trascorsi mille anni. Nelle foto di Mario Ingrosso raccogli l’eco di Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. Non è poco.

Uno degli ultimi servizi di Mario Ingrosso riguarda una serie di riprese fotografiche di opere totalmente sconosciute, comprendenti ritratti, dipintiing 6 e sculture, che si trovano a Santa Croce di Bosco Marengo.

Mario Ingrosso è nato ad Asti nel 1935. Abita e lavora a Milano. Inizia a fotografare negli anni 60. Dal 1964 AFIAP. Dal 1987 al 2004 collabora con svariate case editrici. Il Touring Club italiano pubblica diversi suoi reportage. Svariate le riviste straniere e italiane che pubblicano i suoi servizi. Alcuni musei americani espongono le sue opere. Da qualche tempo si dedica alla ripresa del paesaggio metropolitano dell’area milanese.

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