L’affresco su una parete del Romito

Ad Aldo piace molto l’affresco che ho dipinto sulla parete del Romito. A molti piace, se ne stanno lì a guardare e chiedono cosa significhi. Per Aldo è un pezzo di storia della sua terra. Un brano cruciale della vicenda del nostro Monferrato.

Immagine 26 settembre 112.jpgTeodoro viene fatto imbarcare sulle galere genovesi, non si sa fino a che punto di buon grado, considerata la sua giovanissima età. Un cospicuo seguito di dignitari lo accompagnava.  Doveva avere ancora in mente le ultime spensierate galoppate nella campagna di Tessalonica e i giochi di corte di casa sua. Era l’agosto del 1306 e dopo giorni di trattative, intrighi e rinvii ecco la partenza sul mare su cui si era levato, dopo giorni di bonaccia, una robusta brezza.
Svanita la visione della costa e volto lo sguardo verso il nuovo, oscuro orizzonte di onde e di sogni, disegnato su quel mare amico che più volte avrebbe attraversato, dove si stava dirigendo Teodoro? Genova in festa, ecco la destinazione. La città si preparava ad accogliere l’erede del titolo vacante in Monferrato. Dagli Aleramo ai Paleologo, due stirpi di reggitori, diplomatici e valorosi condottieri si stavano dando il cambio alla guida del piccolo stato piemontese.  Le navi stavano procedendo al gran lasco portando Teodoro lontano, separandolo dalle cose care che aveva sempre amato. Un ragazzo alle prese con un’avventura ardua e pericolosa, impresa di cui molto si sa ma i cui dettagli sfuggono ancora all’analisi degli storici. Un principe ragazzo intenzionato a riacquistare il diritto di governare il suo Monferrato, minacciato da Manfredo IV marchese di Saluzzo, dal principe Filippo d’Acaja e dal re Carlo II d’Angiò, nemici di sempre. Andava a sposare Argentina Spinola. Il neosposo si sarebbe ben presto rivelato una pedina niente affatto passiva, anzi, accorta e tenace nel gran gioco di potere aperto in Piemonte, dopo la morte dello zio Giovanni I Aleramo, fratello della mamma Violante, Jolanda Irene, basilissa di Costantinopoli.

Immagine 26 settembre 110.jpgLo stava attendendo un glorioso quanto insidioso periodo che doveva presto trasformarsi in un’epopea politico militare costellata di scontri, attacchi notturni, battaglie e assedi sostenuti con la perizia di un consumato uomo d’arme e di un esperto diplomatico.  Il future suocero, Opicino Spinola, padrone di Genova, intenzionato a consolidare il suo potere, aveva tutto l’interesse ad acquisire come genero, quel ragazzo, figlio nientemeno che di un Imperatore bizantino, quell’Andronico II Paleologo, dalla folta barba e dalle lunghe vesti preziose.

L’articolo siglato MP, era contenuto in un astuccio trasparente, trattenuto da un cordoncino rosso. Lo tenevo appeso a lato della cassapanca, a commento dell’affresco che avevo realizzato e lo facevo leggere agli ospiti che volevano sapere dell’affresco.

Brano tratto da EXTRA LIMEN di prossima pubblicazione.

 

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