I miei dipinti al museo civico di Moncalvo

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DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE

una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo http://www.facebook.com/aleramonlus

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Non posso avere figli, mi rimane l’arte

settembre 105Bon, chiuso, stop. Non se ne parla più di figli, Non posso averne, del resto ho la mia età. Aldo è distrutto, a chi andranno le sue cose? Il titolo nobiliare, e i suoi studi! La nostra casa, le nostre idee, tutto il suo archivio di storico?! Abbiamo amici, d’accordo, possiamo guardarci intorno, un erede adottato? Ma mica è la stessa cosa, e poi la faccenda non mi piace. Gli amici sono amici e basta. Non c’è il figlio? Pazienza, è andata così, mica c’è da impazzire, invece Aldo non mangia e non dorme. Gli passerà, sta preparando altri libri, altri scritti. Intanto io non mi rassegno a fare la madre fallita e qui sono dietro casa mia, al Romito, in una bella giornata d’ottobre. La vita deve andare avanti! Con o senza figlio, anche se a pensarci mi viene un magone pazzesco, per me, ma soprattutto per Aldo.

Non ce l’ho fatta prima. Perdona

Cara Matilde,
Non ce l’ho fatta prima. Perdona. Ho dovuto invecchiare, viaggiare, avere un figlio, Edoardo Simone, che spesso mi chiede: -Ma com’era la tua amica?- Unica, gli rispondo. Gran personaggio, artista incomparabile e incompresa.
Ho mantenuto la promessa che ti feci mille anni fa, quando, davanti a una cotoletta e a mezza mela discutevamo con passione sull’esistenza, sull’insipida società d’allora che avrebbe distrutto ogni autorità e intelligenza, e su cosa avresti trovato nelle tenebre dell’al di là. -Ti aiuto io, Matilde,- ti dicevo, convinto. -Te la faccio fare io una bella mostra. Non ti preoccupare.- Hai dovuto aspettare molto, troppo. Hai dovuto scivolare nella voragine del Nulla. Ora vaghi nel regno delle ombre che tanto ti assillava. Non puoi vederci all’opera, maneggiare, misurare, scegliere le tue opere con cura e ammirazione, lodando la tua arte, unica, potente, incantatrice. Mi pare ancora di sentirti: -Ciao, sono io, che fai stasera? Sei libero o hai le tue donzelle?- E la mia immancabile risposta: -Al solito posto, alla solita ora. Aspettami.-
matildemario2Ho dovuto conoscere Lorens, l’amico Lorenzo Fornaca, l’editore astigiano che ha pubblicato i libri di Aldo, tuo marito. E poi incontrare Gianfranco Cuttica di Revigliasco e suo figlio Cesare, nobili di nome e di fatto. Con loro abbiamo allestito la mostra al complesso monumentale di Bosco Marengo. E poi ancora l’amico Antonio Barbato, ammiratore sia di te che di Aldo. Anche se temeva l’irruenza del tuo Gin Gin credendolo un cane mordace. Li conoscevi tutti e tutti ti apprezzavano, lodando ospitalità e cordialità che sapevi offrire loro con spontaneità, da autentica gentildonna monferrina. Alla lunga lista di amici ora si aggiungono: Maria Rita Mottola, presidente di A.L.E.R.A.M.O. onlus e suo marito Giancarlo Boglietti. Senza il loro intervento la mostra di Moncalvo non ci sarebbe stata. Matisse italiana ti ha definito Roberto Coaloa, giornalista e storico, giovanissimo frequentatore del Romito, in un suo recente articolo apparso sul giornale LIBERO. Altri ancora ammiravano te ed Aldo come Pierangelo Torielli e Luigi Bavagnoli, speleologi, custodi di segreti tesori dei Saraceni, racchiusi nella valle del Guaraldi. Artefice riservata e assidua di un’arte raffinata e potente, ancora oggi tutta da scoprire, sei stata una grande artista misconosciuta, anche se oggi qualcuno comincia ad accorgersi e ad appezzare la tua pittura. Meglio tardi che mai. Che ne è stato delle nostre elucubrazioni sul mondo, l’arte, l’amore, la filosofia e sulla dignità perduta degli esseri? Mah!? nei più rinomati bar di Torino ti facevi tentare dai bignè alla crema e da certi babà al cioccolato. Davanti a quelle squisitezze non resistevi più di un minuto, golosa, e mentre mi chiedevi: -Secondo te mi faranno ingrassare?- Pensavi al regno delle ombre, agli spiriti, a certi fenomeni medianici di cui eri protagonista o spettatrice. E al mistero che crea la vita e la distrugge. Non finivi di chiederti: Perché? Ma è mai possibile tutto questo?!

Mia cara, unica, ineffabile amica, che ne sarà di noi? Forse qualche anima ben disposta  proverà a salvare la tua e la mia arte dall’oblio. Quale il mistero che ci lega ancora dopo anni dalla tua scomparsa? Non saprei dire. Rimane nella memoria una grata immagine, tu splendente di bellezza e vigore con in braccio l’amato Gin Gin, io, esile, impacciato, timido scudiero alla corte del Romito. Ma ora basta, che l’emozione sbarra il passo a sentimenti e volontà più costruttive. Lorenzo, Gianfranco, Cesare, Antonio, Edoardo Simone, Luigi, Maria Rita e Giancarlo hanno raccolto il testimone, promettendo di promuovere la tua arte, facendoti rivivere ancora, serena, attiva, entusiasta dell’esistenza e dei mille misteri nascosti in grembo al caotico intervallo che si chiama …vita.

L’amico Mario al quale riesce impossibile dimenticare te, Aldo e il vostro magico mondo.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE

una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo http://www.facebook.com/aleramonlus

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Gallina nera fece ovo bianco

DSCN0490Mario non stava più nella pelle. Prima parlava, chiedeva, era tutto una domanda, e questo e quest’altro, poi rimaneva muto a rimuginare. Quanti saranno stai? Era poi vero che erano così feroci? E chi li aiutava? Dei mali homines della zona, forse? E se Aldo aveva scavato anche lui là sotto? E perché indicavano in lui quello che sapeva come entrarci nelle grotte? Gallina nera fece ovo bianco….c’era scritto su un documento. Dove teneva registrato il significato delle due epigrafi che rinvenute da Aldo nelle due chiese? Quando ha saputo che saremmo andati l’indomani stesso in una certa cascina a verificare certe teorie di Aldo ha smesso di fare domande per paura che Aldo cambiasse idea.
L’indomani. Aldo ha fatto delimitare l’area, un fazzoletto di terra ampio come una stanza, proprio vicino all’orto di Giovanni. Giovanni è paziente, non fa troppe domande. Anche lui e sua moglie sanno delle caverne. Chi non lo sa? C’è un caldo insopportabile, e noi vorremmo aiutare Giovanni. La moglie è sulla porta, ci ha già portato due limonate fresche. Il caldo ha sbiadito il verde, sembra tutto impolverato. E i rivoli di sudore scendono anche se si sta fermi. Giovanni scava con metodo, pazienza e calma. Secondo i calcoli di Aldo dovrebbe scaturire qualcosa da quello scavo. …Mario non dice più nulla. Forse comincia a dubitare dell’esistenza del tesoro.  Ha gli occhi fissi dove Giovanni pianta la zappa…..Ancora nulla e se non vogliamo prendere un colpo di sole dobbiamo smetterla. Forse a due metri da noi, forse a venti centimetri di profondità. Forse! Ma cosa? Facciamo smettere il Giovanni anche se lui si offre di continuare. Grazie Giovanni, mah! E ce ne torniamo, stanchi e perplessi, con le pive nel sacco al Romito. E la promessa che saremmo ritornati a bere un bicchiere di Malaga da Giovanni, prima che Mario ripartisse.

Fagliela pagare Aldo! In aria l’hanno fatta saltare. Farabutti!

chiesa-sulla-collina[1].jpgIn aria l’hanno fatta saltare. Era una chiesetta come questa che oggi c’è a Moleto.  Farabutti! Ma ti rendi conto?! In galera devono andare, ma dimmi te se possibile! E la Sovrintendenza cosa faceva? Si grattava l’ombelico! E adesso cosa fanno? Me la ricostruiscono com’era! Bastardi! Loro e la loro cava di tufo. Tutto distruggono qui attorno. Tutto. E chi gli dice qualcosa, e chi li ferma?! Tanto a loro cosa gliene frega dell’arte e della storia! Dovevano smontarla se mai e ricostruirla, in un altro posto! Se gli dava così fastidio. Non farla saltare per aria. Loro e i loro sassi che Dio li strozzi coi sassi. Che gli vada per traverso la chiesa. Scrivi ai giornali, Aldo, scrivi che dei farabutti hanno fatto saltare in aria una chiesetta romanica e che poi hanno fatto sparire anche i resti per paura di essere scoperti. Farabutti! Aldo mi guarda, cerca di calmarmi, ma oggi sono fuori di me, una chiesa romanica si son fatti fuori quelli delle cave. Aldo è livido da far spavento, potesse li strozzerebbe. Quando siamo andati sul luogo del misfatto il giorno dopo abbiamo trovato solo macerie, pezzi di tufo spaccati. La chiesetta non c’era più. Avevano fatto sparire quasi tutto, e portato alla macina i reperti più significativi per paura che li scoprissero. Qualcosa siamo riusciti a salvare…ma è niente in confronto a quello che c’era.-

 

Le ho trovate l’altro giorno nell’ultimo cassetto del comò

 Le foto. Non ricordavo più di averle. La mia famiglia e io, tre secoli fa, papà, mamma, e Marinella, un fagottino di nipotina di pochi mesi, che tenevo in braccio e poi io e mio pasquetta 58fratello bambini e ancora io da sola, con un sorriso da maga incantatrice e a 24 carati. Sembriamo appena arrivati da un altro pianeta, io e i miei parenti, intenti a sbocconcellare avidamente i resti di una colazione campestre. Era la merenda della Pasquetta 1958. Osservo questa immagine, doveva succedere ancora tutto nella mia vita. Anche se la pittura in particolare aveva già preso il sopravvento. Vivevo di arte, di sogni, osservavo uno stelo d’erba, lo spettacolo di una formica che porta una matilde e fratellogigantesca briciola, tutto era da scoprire, da decifrare. Ancora oggi è così. Le domande son le stesse. Dalla formica al lombrico incerto che si contorce e non sa dove andare, alle gocce d’acqua che indugiano sui vetri, fino allo spettacolo del cielo stellato, in cui mi perdo. Tutto è collegato, mi dico. E tutto deve avere una sua eco, un peso, una incidenza infinitesimale sull’universo e una coerenza. O forse sbaglio.. Poi c’è l’invisibile, e lì come la mettiamo? L’esoterismo, il mondo degli spiriti, che ogni tanto percepisco ancora oggi. Ma ci saranno poi, gli spiriti?! E il resto? E il dopo? Mi chiedo. Chi eravamo e cosa diventeremo una volta spariti. Spariremo “solo” in questa dimensione o ce ne sono di parallele, in una quarta o in una quinta dimensione magari? Boh!

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